Implantologia

D: Cos’è un impianto?

L’ impianto è un dispositivo medico appartenente alla classe II a secondo il Decreto Legislativo n° 46 del 24-02-97.
L’impianto presenta la forma di una vite filettata realizzata in titanio, prodotta in varie dimensioni e destinata a svolgere la funzione di “radice artificiale” sulla quale costruire un manufatto protesico che come risultato finale è assai simile a quello realizzato sui denti naturali.

 

D: Quando appare necessario l’utilizzo degli impianti?

Si ricorre all’uso degli impianti quando a causa di traumi, carie o malattia parodontale, vengono a mancare i denti.
Gli impianti si possono utilizzare per sostituire un solo dente, per ricostruire un quadrante o per ripristinare completamente una o entrambe le arcate dentali.

 

D: Intervento in anestesia locale o generale?

Questo tipo di intervento si esegue generalmente in anestesia locale con sedazione in regime di Day-Hospital, tuttavia quando si devono inserire tanti impianti contemporaneamente, si ricorre all’anestesia generale in regime di ricovero con una notte di degenza in casa di cura.

 

D: In cosa consiste l’intervento chirurgico?

Nella zona dove mancano i denti, si effettua una incisione sui tessuti gengivali, si accede all’osso del processo alveolare e si praticano tanti fori per quanti sono gli impianti da inserire.

Si avvitano gli impianti nell’osso, si provvede a testarne la stabilità e si avvita la vite di copertura nella filettatura interna dell’impianto stesso.
Tale vite impedisce ai tessuti molli di invadere lo spazio interno dell’impianto durante il periodo di tempo necessario all’osteointegrazione.

La zona dell’intervento viene suturata avendo cura di ricoprire gli impianti, dopo 10 giorni circa si rimuovono le suture.

 

D: Quante e quali tecniche chirurgiche esistono?

– Chirurgia in due fasi

Il protocollo standard prevede che gli impianti rimangano protetti dal carico masticatorio, rimanendo al di sotto della mucosa, per 3 mesi se sono posizionati nella mandibola e per 6 mesi se sono posizionati nel mascellare superiore.
Questa modalità richiede una seconda procedura chirurgica per scoprire l’impianto, rimuovere la vite di guarigione e connettere un pilastro che, attraversando la mucosa, consenta ad essa di guarire con una forma adeguata alla futura protesi.

 

– Chirurgia mono fase

Questa modalità non richiede una seconda fase chirurgica.
Un pilastro di guarigione oppure un pilastro definitivo viene connesso al momento dell’istallazione dell’impianto mentre la mucosa circostante l’impianto viene suturata in modo da favorirne la guarigione in funzione della futura protesi.
Il periodo prima del collegamento della protesi può variare da alcuni mesi ad un solo giorno.

 

– Carico / Funzione immediati entro alcune ore o alcuni giorni

L’applicazione immediata della protesi sugli impianti richiede una procedura chirurgica monofase combinata ad un protocollo di ricostruzione protesica.

 

D: Da cosa dipende la scelta della tecnica chirurgica rispetto      ad un’altra?

La decisione di utilizzare la procedura standard o un approccio di carico immediato dipende da alcuni fattori:

• Aspettative del paziente basate sull’anamnesi
• Valutazione delle aspettative di guarigione del sito impiantare
• Possibilità da parte del chirurgo di ottenere una stabilità primaria   dell’impianto in sede di posizionamento, necessaria per il carico   immediato
• Possibilità di controllare il carico occlusale con valutazione   particolare nei pazienti che manifestino parafunzioni masticatorie   come i bruxisti
• Dimensioni dell’impianto
• Valutazione costo/beneficio per il paziente che si sottopone alla   procedura di carico immediato

 

D: E’ un intervento molto doloroso?

Il benessere del paziente viene garantito iniziando la somministrazione, durante l’intervento, dei farmaci necessari a controllare il dolore, l’infiammazione e l’ansia.
Nell’immediato post-opertatorio, se sarà necessario, verranno ulteriormente somministrati farmaci per il controllo del dolore e il paziente verrà dimesso solo dopo averne accertato il benessere e le condizioni generali.

Nei giorni seguenti l’intervento il paziente dovrà seguire la terapia ed i suggerimenti forniti dal chirurgo al quale andranno riferiti eventuali problemi o dubbi, la ferita dovrà essere mantenuta detersa mediante l’uso quotidiano del collutorio prescritto fino alla rimozione delle suture che avverrà a circa 10 giorni dall’intervento.

L’applicazione del ghiaccio sulla parte operata deve essere mantenuta per alcune ore durante le quali è utile il riposo fisico in poltrona o a letto utilizzando 2-3 cuscini sotto la testa.

 

D: Quali sono le complicanze che possono manifestarsi nell’immediato post-operatorio?

Nei giorni successivi all’intervento si potranno manifestare:
dolore, gonfiore, formazione di ecchimosi e sanguinamento.

Dolore: il dolore, in questa procedura chirurgica, è di modesta entità e facilmente controllabile con i comuni analgesici.

Gonfiore: la parte operata potrà gonfiarsi in modo variabile ma indipendentemente dall’entità del fenomeno, il gonfiore tenderà ad aumentare per i primi tre giorni per poi regredire fino a scomparire.
Tale evento è legato alle manovre chirurgiche e non necessariamente a fenomeni di natura infettiva.

Sanguinamento: generalmente in questo tipo di chirurgia non si verificano sanguinamenti rilevanti nel post-operatorio, qualora si verificasse una perdita di sangue dalla ferita e arrecasse disturbo al paziente, si potrà ricorrere all’uso di un antiemorragico da applicare direttamente sulla zona della perdita.
Per la settimana che precede l’intervento si sconsiglia l’assunzione di farmaci che contengono il principio attivo dell’Aspirina o farmaci anti infiammatori non steroidei (FANS).
In caso di necessità sarà utile stabilire una strategia terapeutica direttamente con il chirurgo.

Ecchimosi: la formazione di un livido sulla cute in corrispondenza della parte operata è un fenomeno legato ad uno stravaso di sangue nei tessuti come quello che si verifica dopo un trauma di altra natura, pertanto non è rilevante ai fini del buon esito dell’intervento e della guarigione della ferita e tenderà a scomparire in alcuni giorni.

 

D: Quali sono le complicanze legate ad un intervento in anestesia generale?

E’ bene tenere presente che qualsiasi procedura chirurgica -sia pur piccola e limitata, eseguita su pazienti in buone condizioni generali- comporta sempre la non prevedibile possibilità di complicanze generali il cui tipo e gravità sono anch’esse non prevedibili.
Statisticamente si può affermare che per persone:
• In buone condizioni generali
• I cui esami clinici non dimostrino alterazioni che possano aumentare il rischio.

La possibilità di insorgenza di complicanze gravi o gravissime è pressoché teorica. Ogni intervento, inoltre, per motivi indipendenti dalla sua esecuzione, può essere complicato da infezioni o avere esiti permanenti.
Per scongiurare l’infezione si consiglia di osservare scrupolosamente la terapia antibiotica prescritta e le norme igieniche suggerite dal chirurgo.

 

D: Le complicanze possono differire se l’ impianto è inserito nel mascellare superiore o nella mandibola?

1) Impianti inseriti nella mandibola

Gli impianti, in quanto dispositivi artificiali, non possono dare luogo a rigetto ma possono essere persi per reazione da corpo estraneo oppure perché l’ osso, dove vengono inseriti, si demineralizza in seguito alla preparazione effettuata mediante strumenti rotanti che sviluppano calore.
In seguito a questo intervento chirurgico, si può verificare l’insorgenza di un’alterazione della sensibilità dell’emilabbro, della mucosa, della gengiva e dei denti adiacenti alla zona di inserimento degli impianti non solo per diretta invasione del canale che contiene la terza branca del nervo trigemino ma anche per trauma indiretto.

Pertanto, anche in un intervento ben condotto con un appropriato studio TAC preoperatorio, si può verificare un risentimento di questa struttura nervosa.
Nella maggioranza dei casi si tratta di disturbi transitori che possono avere una durata variabile tra alcuni giorni ed alcuni mesi ma in alcuni casi possono rimanere come esiti permanenti.
Non si verifica una paresi ma un disturbo della sensibilità poiché il nervo trigemino non è un nervo motore ma quasi puramente sensitivo.

L’impiego di esami radiografici preoperatori, come la TAC Dentascan, rendono più sicura la pianificazione dell’intervento.
Qualora si verificasse un disturbo della sensibilità nella zona operata è necessario contattare tempestivamente il chirurgo affinché vengano poste in essere tutte le terapie del caso.

 

2) Impianti inseriti nel mascellare superiore

Nel mascellare superiore, a differenza della mandibola, non sono presenti strutture anatomiche che possano subire delle lesioni con esiti permanenti.
Si può verificare la dislocazione dell’impianto all’interno del seno mascellare, in tal caso è necessario rimuoverlo contestualmente all’intervento o entro breve tempo.

In caso contrario, la permanenza dell’impianto nella cavità sinusale potrebbe determinare una sinusite con coinvolgimento delle altre cavità sinusali (seno frontale, cellule etmoidali) dello stesso lato.

Se l’impianto inserito protrude all’interno delle cavità sinusali o nasali, si può instaurare un processo infiammatorio cronico che può richiedere la rimozione dell’impianto stesso.